La Biblioteca e gli Archivi di Egittologia dell’Università degli Studi di MilanoNuove acquisizioni e attività in corso
Patrizia Piacentini
Negli ultimi sei anni, la Biblioteca e gli Archivi di Egittologia (fig. 1) del Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università degli Studi di Milano (fig. 2) si sono notevolmente arricchiti. Al fondo Vogliano originario (fig. 3), che comprendeva per lo più opere di Papirologia, si erano già aggiunti gli acquisiti compiuti tra il 1951 e il 1961 da Sergio Donadoni, primo docente di Egittologia a Milano, nonché quelli di opere relative soprattutto al periodo tolemaico-romano in Egitto, effettuati regolarmente fino al 1993, quando venne riattivato l’insegnamento di Egittologia. Si cercò allora di incrementare il fondo egittologico, acquistando libri e riviste per la ricerca di base. Nel 1995 fu comprata la biblioteca Masanes, un piccolo fondo appartenuto a un appassionato della materia, ma il grande salto di qualità fu fatto nel 1999, con l’acquisto della biblioteca di Elmar Edel (1914-1997), reso possibile dalla generosa partecipazione della Fondazione cariplo. Nel 2001, un privato riuscì ad assicurarsi la proprietà di tutti i volumi della biblioteca di Alexandre Varille (1909-1951), assenti sia nel fondo Edel sia in quello precedente dell’Università, depositandoli poi in comodato gratuito presso la Biblioteca nel luglio dell’anno seguente, insieme con un lotto significativo di volumi rinvenuti sul mercato antiquario. Nel gennaio 2002, l’acquisto degli archivi dello stesso Varille ha rappresentato una tappa fondamentale nella creazione del polo egittologico milanese e ha portato l’Università degli Studi di Milano al livello dei più importanti centri di ricerca egittologici mondiali. Questi archivi si sono rivelati di straordinario interesse, in quanto contengono non solo un’impressionante quantità di materiale manoscritto e fotografico di Varille, ma anche la quasi totalità degli archivi del suo maestro, Victor Loret (1859-1946). Negli archivi di Edel, di Varille e di Loret si trovavano numerose fotografie antiche, lastre fotografiche di vetro, negativi e stampe di monumenti egizi, siti e scavi: insieme con altre fotografie antiche acquistate in seguito, e con un’importante raccolta di fotografie scattate in Egitto e nelle collezioni egiziane di tutto il mondo negli ultimi vent’anni, costituiscono la sezione fotografica della Biblioteca, alla quale si sta dedicando particolarmente attenzione.
Le ultime acquisizioni
La Biblioteca si è arricchita annualmente di un gran numero di monografie, oltre che di volumi che completano o aggiornano periodici e collane, tra cui Ägypten und altes Testament, Göttingen Orientforschungen IV. Reihe Ägypten e Orientalia Lovaniensa Analecta. Sono stati inoltre acquistati o ricevuti in dono cataloghi di aste di materiali egizi, indispensabili per lo studio di oggetti in genere sconosciuti. Oltre ai volumi relativi ad aste recenti, si segnala, per esempio, l’acquisizione di cataloghi rari, quali quello dell’Hôtel Drouot, Antiquités égyptiennes et grecques. Collection de M. le Docteur Eddé, d’Alexandrie, Paris 1-2 juin 1911. Si è poi particolarmente curata la sezione relativa ai cataloghi di collezioni private e di musei, sia recenti, sia rari, tra cui quello del Museo di Belle Arti Alexandre III di Mosca, redatto da Golenischev nel 1912, o il Catalogue of a Collection of Egyptian Antiquities Brought Together and Presented to the Toledo Museum of Art by Mr. Edward Drummond Libbey, President of the Museum, 1906 A.D., Toledo 1917. Molto interessante è il Catalogue raisonné et historique des antiquités découvertes en Égypte, par M. Jph Passalacqua, de Trieste, redatto dallo stesso Passalacqua nel 1826 con la collaborazione di Dubois e note di altri autori, tra cui Geoffroy Saint-Hilaire, Jomard, Champollion-Figeac. Si sono acquistati anche volumi di pregio, come quello del viaggiatore e medico cinquecentesco Prospero Alpino, Historiae Aegypti Naturalis, che contiene i quattro libri Rerum Aegyptiarum e l’Opus postumum, pubblicato nel 1735 sulla base del manoscritto dell’autore, in cui si descrivono alcuni monumenti egizi, e in particolare le piramidi, considerate giustamente come sepolture. Un altro volume settecentesco da poco entrato in Biblioteca e che si aggiunge ad altre opere “classiche”, quali Pococke, A description of the East and Some others Countries, London 1743 (fig. 4), è quello di Claude Étienne Savary, Letters on Egypt. Containing a Parallel between the Manners of its Ancient and Modern Inhabitants, its Commerce, Agricolture, Government and Religion; with the Descent of Louis IX at Damietta, nella seconda edizione inglese del 1787. Quest’opera, che contiene tra l’altro una pianta dell’interno della grande piramide di Giza, fu considerata dai viaggiatori della fine del XVIII e degli inizi del XIX secolo una guida indispensabile per andare alla scoperta del Paese. Lo stesso Bonaparte ne aveva con sé una copia durante la sua spedizione in Egitto, nel 1798, e gli studiosi al suo seguito si chiedevano se si dovesse dar più credito alla visione idilliaca del Paese di Savary, o a quella più cupa del Volney, l’altro grande autore ad aver scritto sull’Egitto negli anni precedenti la spedizione francese. L’interesse del lavoro del Savary risiede anche nel fatto che, per la prima volta, vengono citate e utilizzate le fonti arabe. Accanto a questi due ultimi autori, va menzionato il naturalista e viaggiatore Charles Nicholas Sigisbert Sonnini, la cui opera Voyage dans la Haute et Basse Égypte, del 1799, è più ricca, per informazioni e immagini, delle precedenti. Alla sua uscita riscosse molto successo e venne tradotta in inglese, tedesco e russo. La Biblioteca ha da poco comprato la seconda edizione inglese, del 1800. Si segnalano anche alcuni volumi rari da poco acquistati o ricevuti in comodato gratuito: di Gaston Maspero, Études de mythologie et d’archéologie égyptiennes, Paris 1893-1916; di T.G. Wakeling, Forged Egyptian Antiquities, Londra 1912; di A.E. Knight, Amentet. An Account of the Gods, Amulets & Scarabs of the Ancient Egyptians, Londra 1915, pubblicato in sole cento copie numerate a mano, nonché l’opera di Gustave Jéquier, L’architecture et la décoration dans l’ancienne Égypte, in tre volumi, contenenti 240 tavole sciolte. Infine, il fondo dei libri rari e antichi è stato ulteriormente arricchito dall’edizione in ottavo del racconto del viaggio di F. Norden, Travels in Egypt and Nubia (Londra 1757), pubblicata in contemporanea con quella di maggior pregio largo folio e illustrata da raffinatissime litografie, quest’ultima peraltro già depositata da un privato nella biblioteca dell’Ateneo. Un altro racconto di viaggio, Aegyptiaca (Londra 1809), inteso dal suo autore come un complemento a quelli precedenti di Pococke e di Norden, è quello di W.R. Hamilton, un diplomatico e antiquario inglese, che visitò l’Egitto nel 1801 per conto di Lord Elgin in qualità di suo segretario personale. Fu lui a scoprire che i Francesi avevano segretamente imbarcato la stele di Rosetta e si incaricò del suo recupero. Di H. Vyse, invece, si è recentemente acquistata l’opera in tre volumi Operations Carried On at the Pyramids of Gizeh in 1837 … (Londra 1840-1842), che presenta un certo numero di tavole litografate alcune delle quali realizzate a partire dagli schizzi originali dell’autore. A Vyse, un colonnello inglese, che a seguito di una visita in Egitto nel 1835 si interessò agli scavi condotti da G.B. Caviglia nell’area delle grandi piramidi di Giza, si deve assieme a Perring, chiamato da lui stesso a collaborare, il progetto più intenso di scavi e ricerche nell’area delle tre piramidi di tutto il XIX secolo. Il volume di Perring, The pyramids of Gizeh…, London 1839-1842, è tra l’altro presente in Biblioteca in un’eccezionale edizione annotata dall’autore. L’Associazione Per-megiat onlus per la tutela e la valorizzazione di biblioteche sull’antico Egitto si è invece assicurata sul mercato antiquario il raro volume Le papyrus de Neb-Qed… (Parigi 1872), in cui le splendide tavole litografate e ritoccate con colori sgargianti dall’abile mano di Th. Devéria sono accompagnate da una traduzione del testo geroglifico ad opera di P. Pierret. Di quest’opera è prevista a breve la formalizzazione del dono alla Biblioteca di Egittologia dell’Ateneo.
La sezione fotografica: i libri e la fototeca.
La sezione fotografica della Biblioteca e degli Archivi è composta da una parte dai libri sui fotografi che hanno operato in Egitto nel XIX e XX secolo e sulle mostre che sono state loro dedicate, dall’altra dalla fototeca vera e propria, che conta oltre 40.000 immagini, di cui circa 1.000 lastre di vetro, circa 700 fotografie antiche e per il resto negativi, stampe, diapositive e fotografie digitali. Grazie a un generoso contributo della Fondazione cariplo destinato alla conservazione e alla valorizzazione degli Archivi, si sta attualmente lavorando al restauro, alla sistemazione, alla digitalizzazione e alla schedatura delle lastre e delle fotografie antiche. Queste ultime, per lo più in ottimo stato di conservazione, provengono dagli archivi Edel, dagli archivi Varille e da acquisti recenti sul mercato antiquario. Riproducono siti archeologici e monumenti di tutto l’Egitto, paesaggi egiziani e nubiani, nonché scene di genere, come di frequente tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo. Alcune sono anonime, ma la maggior parte è firmata dai più celebri fotografi operanti nel Paese in quel periodo: i fratelli Abdullah, Hyppolite Arnoux, Antonio Beato, Henri Béchard (fig. 5, fig. 6, fig. 7), Félix Bonfils (fig. 8), Abdallah Attyé Gaddis, Lichtenstern & Harari, Reiser, Pascal Sebah, i fratelli Zangaki. La collezione è inoltre arricchita di uno splendido album di fotografie, databile al 1880 circa, che comprende 60 stampe all’albumina montate su fogli di cartoncino, firmate da Arnoux, da Beato e da Luigi Fiorillo. Riproducono i più noti monumenti e siti egiziani - la sfinge e le piramidi di Giza, Saqqara, Beni Hassan, Dendera, Karnak, Medinet Habu - , ma anche vedute del Cairo e le tradizionali immagini delle piccionaie, dei cammellieri, ecc. Altri 7 album, depositati in Biblioteca da un privato, contengono altre 300 fotografie di Sebah, di cui si possiede ormai quasi tutta la produzione. In un altro album, ugualmente depositato da un privato, sono raccolte 41 fotografie scattate al tempio di Karnak il 1 gennaio 1927, come si legge sulla prima pagina dell’album, in occasione della visita di un importante delegazione venuta a ispezionare il progredire dei lavori di scavo e restauro. Su ogni fotografia è impresso, con timbro a secco, il nome di Morès, Photographe de S.M. le Roi, Alexandrie. Dalla biblioteca Varille proviene una raccolta di 21 fotografie aeree, firmate sul negativo Kofler, Cairo, 1914. Questo album riveste un’importanza particolare dal momento che costituisce, con ogni probabilità, la prima raccolta organica di fotografie aeree di monumenti antichi, scattate per scopi documentari più che artistici. Inoltre il Kofler, che le realizzò, era sconosciuto nella storia della fotografia, nonostante le sue notevoli capacità tecniche. In seguito ad approfondite ricerche si è scoperto un legame tra questo fotografo e il suo collega Heinz Leichter, attivo al Cairo e a Luxor a partire dal 1910. Dopo essersi probabilmente incontrati in Egitto, nel 1915 furono internati nel campo di concentramento di Saint Clements, a Malta, come risulta da alcune fotografie facenti parte del fondo Leichter. Su queste ultime si legge, nella stessa grafia presente sulle fotografie aeree, Kofler, Malta 1915 e Kofler Malta-Cairo 1916. Negli archivi Varille sono conservate alcune cartoline postali che riproducono monumenti egizi e portano la scritta Photo Leichter Luxor; inoltre, un certo numero di fotografie appartenute all’egittologo sono conservate in buste, di vario formato, che presentano l’intestazione Leichter’s Photo Store. G. Leichter – Luxor e Leichter’s Photo Store. Georges Leichter. Editor & Artist Photographer. Luxor (Upper Egypt).George Leichter era figlio e collaboratore di Heinz. Varille si serviva dunque, a Luxor, dello studio Leichter, dove potrebbe essere venuto a conoscenza dell’album di Kofler. Tuttavia, questo doveva essere noto negli anni ’30, dal momento che qualche fotografia che ne faceva parte fu pubblicata in alcuni volumi dell’epoca, tra cui quello di Jean Capart, Propos sur l’art égyptien del 1931. La maggior parte delle fotografie dell’archivio Varille è ordinata in raccoglitori a tasche di vario formato (fig. 9), contenenti in genere il negativo e la stampa, di cui si è iniziata la digitalizzazione in vista della creazione di una archivio informatizzato. Le immagini illustrano quasi tutti i siti archeologici egizi, da Alessandria ad Abu Simbel passando per le oasi, oltre a numerosi siti nubiani. Tra di esse bisogna segnalare centinaia di foto di scavo, a Saqqara, in siti del Medio Egitto, a Medamud, sulla riva occidentale tebana (fig. 10, fig. 11, fig. 12, fig. 13), e la riproduzioneintegrale della decorazione e delle iscrizioni di circa sessanta tombe tebane (fig. 14, fig. 15, fig. 16, fig. 17, fig. 18, fig. 19, fig. 20, fig. 21, fig. 22, fig. 23, fig. 24, fig. 25). Si tratta di immagini particolarmente utili: la prime come documentazione spesso unica sugli scavi e sui materiali che da essi provengono, in molti casi conservati nei magazzini e rimasti inediti; le seconde perché riproducono le pareti di tombe oggi irrimediabilmente danneggiate, e possono quindi servire alla loro ricostruzione “virtuale”. Altre fotografie riproducono oggetti conservati in musei egiziani ed europei: oltre che nel Museo del Cairo e del Louvre, in quelli di Lione, Avignone, Marsiglia, Cannes, Tolosa, Torino, Firenze, nel Barracco di Roma, nei Musei Vaticani e in numerose collezioni private: queste ultime immagini rivestono naturalmente un’importanza fondamentale per la loro unicità. Circa 1.500 fotografie di piccolo formato, che mostrano il tempio di Karnak in tutti i particolari, sono montate su schede, in cui compaiono in genere note esplicative. Altre fotografie provengono dagli archivi Loret: le più interessanti, che erano per lo più inedite, illustrano i suoi scavi a Saqqara e nella Valle dei Re alla fine del XIX secolo. Queste ultime sono state in gran parte pubblicate nel volume di Patrizia Piacentini e Christian Orsenigo, La Valle dei Re riscoperta. I giornali di scavo di Victor Loret (1898-1899) e altri inediti, Milano, Università degli Studi di Milano - Skira, 2004). Nelle fototeca è conservato oltre un centinaio di fotografie degli scavi di Tanis, in parte spedite a Loret da Pierre Montet, l’archeologo che vi lavorò per anni, in parte scattate da Varille in occasione delle sue visite nella località. Tra le immagini realizzate da grandi archeologi e conservate negli archivi Varille, vanno segnalate anche le circa 1.300 fotografie degli scavi di James Edward Quibell a Saqqara, accompagnate da quaderni con didascalie autografe del celebre archeologo. Di grande interesse è poi l’album contenente le fotografie dei rilievi del corridoio monumentale della piramide di Unis a Saqqara, con note di Étienne Drioton. Nella fototeca sono conservate anche 965 lastre fotografiche (fig. 26), appartenute a Loret e a Varille. Sono attualmente in fase di ordinamento tematico e di scansione: a breve, potranno essere consultate direttamente su computer e in futuro anche via internet, mentre gli originali saranno conservati in buste e contenitori appositi, al fine di preservarle nel miglior modo possibile. Riproducono numerosi monumenti egizi, soprattutto di Luxor, di Karnak e della riva occidentale tebana, di File, di Abido, di Saqqara, di altri siti in quantità minore, nonché oggetti di musei o provenienti da scavi. Negli archivi Varille-Loret si trovano inoltre numerose fotografie aeree, di Giza, Elkab, Gebel Silsileh, Assuan, Karnak, Tebe Ovest: oltre a una veduta generale di questa zona, vi sono immagini della Valle delle Regine e della Valle dei Re. Si segnalano anche alcune centinaia di cartoline, spesso stampate a partire da clichés di celebri fotografi come Zangaki o Bonfils. Riproducono monumenti e oggetti egizi, oltre a scene di genere, e sono interessanti anche perché, in molti casi, sono state scritte e inviate da celebri egittologi. Infine, nella fototeca sono conservate circa 400 fotografie di località del Marocco, dell’Algeria, della Tunisia, della Libia, del Libano, della Siria e della Palestina.
La Biblioteca e gli Archivi di Elmar Edel
La biblioteca di Elmar Edel (1914-1997) (fig. 27), già professore di Egittologia all’Università di Bonn, è formata da oltre 9.000 volumi, di cui fanno parte più di 80 periodici completi e le principali collane egittologiche. Comprende anche oltre 6.000 estratti da riviste od opere collettive. La maggior parte dei volumi e degli estratti presenta la firma autografa dell’autore, talvolta una dedica, oppure l’ex-libris dello studioso cui il volume apparteneva. La storia di questa biblioteca costituisce un capitolo importante della storia dell’Egittologia. Oltre ai volumi raccolti da Edel a partire dagli anni ’40, comprende quelli di Hans Bonnet (1887-1972), che aveva a sua volta ereditato, alla fine degli anni ’20, la biblioteca di Alfred Wiedemann (1856-1936). Bonnet aveva inoltre acquistato la biblioteca di Friedrich Bilabel (1888-1948) e, negli anni ’30, quella di Walter Wreszinski (1880-1935). Edel, da parte sua, ricevette in dono parti significative delle biblioteche di Alexander Scharff (1892-1950) e di Hermann Ranke (1878-1953). Acquistò inoltre all’asta, nel 1956, gran parte della biblioteca di Friedrich Wilhelm von Bissing (1873-1956), e comprò anche i libri doppi dell’Università di Bonn e di altre università. Nel suo fondo sono infine conservati volumi già appartenuti a Erman, Grapow, Pietschmann, Schäfer, Sethe, Spiegelberg, come si evince dagli ex-libris o dalle dediche. In mancanza di eredi, Edel decise di vendere la sua biblioteca agli inizi degli anni ’90 alla libreria antiquaria Ars Libri di Boston, da cui l’Università di Milano la acquistò nel 1999. Il contenuto di questa biblioteca, costituita di libri antichi e rari da una parte (fig. 28, fig. 29, fig. 30, fig. 31, fig. 32, fig. 33, fig. 34, fig. 35), di numerosissimi estratti e della quasi totalità dei libri di uso corrente per la ricerca dall’altra, è già stato più volte illustrato in altre sedi. Il catalogo, che è ora consultabile in rete all’indirizzo http://opac.unimi.it/SebinaOpac/Opac?sysb= , viene continuamente aggiornato con le nuove acquisizioni. Si stanno ugualmente inserendo on-line i titoli dei volumi rari e di pregio. La consistenza degli archivi dell’illustre studioso, invece, è stata da poco determinata. In effetti, all’interno di moltissimi volumi si trovavano materiali di ogni sorta, che sono stati metodicamente tolti e ordinati in contenitori appositi. Questi documenti si aggiungono a un gruppo di lettere, disegni, manoscritti e fotografie raccolti in uno scatolone giunto a Milano con le casse contenenti i libri di Edel. La porzione degli archivi Edel così recuperata è formata da 51 fotografie antiche e alcune moderne, già menzionate a proposito della fototeca; una quarantina di fac-simili e riproduzioni di testi geroglifici, in particolare delle iscrizioni geroglifiche della Qubbet el Hawa presso Assuan; circa 350 fra lettere e messaggi vari indirizzati a Edel o a Bonnet, e copie di lettere scritte da Edel a colleghi e amici. Interessante è la corrispondenza con Baer, Černý, Fischer, Ranke, Sethe, Vycichl, oltre a un ricco carteggio, iniziato nel 1947, con Fritz Hintze, e a moltissime lettere di Gerhard Haeny e di Gorges e Paule Posener. Di recente, il Secrétaire perpétuel de l’Académie des Inscriptions et Belles Lettres, professor Jean Leclant, ha generosamente donato agli archivi le lettere che lui ed Edel si scrissero nel corso degli anni. Di particolare importanza per ricostruire l’attività scientifica ed evidenziare la scrupolosità di Edel nel lavoro di ricerca sono le centinaia di fogli con note filologiche e bibliografiche manoscritte o dattiloscritte, e gli appunti vari ritrovati all’interno di più di 500 libri della biblioteca, oltre a commenti, note, correzioni, scritte direttamente sui volumi, a margine del testo. Negli archivi è conservato anche un centinaio di dattiloscritti e bozze di articoli e recensioni, di Edel e di altri autori, editi e inediti, e alcune tesi; circa un centinaio di ritagli di giornale e vari opuscoli relativi a scoperte o eventi egittologici; una quarantina di biglietti d’invito, utilizzati come segnalibro più che custoditi intenzionalmente, e infine documenti e materiali relativi alla formazione della biblioteca dell’egittologo: presentazioni di volumi, ordinazioni, sottoscrizioni e ricevute d’acquisto, comunicazioni editoriali, schede bibliografiche per catalogo mobile, nonché circa 200 biglietti di accompagnamento dei volumi, stampati, dattiloscritti o manoscritti, spesso con note e firma autografa del mittente. L’inventario completo degli archivi Edel conservati a Milano è attualmente in corso di stampa. Nonostante la ricchezza di questo materiale, la maggior parte degli archivi Edel è stata ereditata dall’Accademia delle Scienze di Düsseldorf (Nordrhein-Westfalen), e affidata a Manfred Görg e a Karl-J. Seyfried, allievi e amici del Professore, per lo studio e la pubblicazione. Alcuni documenti, e una modesta quantità di estratti, sono infine conservati all’Università di Bonn.
La biblioteca e gli archivi di Alexandre Varille
Della biblioteca dell’egittologo francese Alexandre Varille (1909-1951) (fig. 36)sono giunti a Milano, grazie al generoso intervento di un privato, tutti i volumi assenti nei fondi precedentemente acquisiti. Si tratta di circa 400 libri antichi e rari (fig. 37, fig. 38, fig. 39, fig. 40) o di uso corrente che presentano, oltre all’ex-libris di Alexandre o a quelli del fratello Jean, ex-libris, dediche o note di commento dei precedenti proprietari dei volumi, tra i quali Auguste Mariette, Eugène Dévaud, George Reisner e Howard Carter. Questo incremento sostanziale della Biblioteca di Egittologia è stato seguito, a breve distanza, dall’acquisto degli archivi completi dello stesso Varille, che comprendevano anche quelli ereditati da Victor Loret (1859-1946). Negli archivi Varille si trovano, oltre alle decine di migliaia di fotografie sopra menzionate, quaderni di scavo inediti, appartenuti a lui o ad altri archeologi, tra cui James Edward Quibell. Si sono pertanto ritrovate informazioni del più grande interesse sugli scavi e sugli oggetti portati alla luce, per esempio, nei siti di Saqqara, Zawiet el-Mayetin, Medamud, sulla riva occidentale tebana e nel tempio di Karnak. Di questi scavi si conservano anche piante e note di ogni genere. Al di là della loro importanza per la storia dell’Egittologia, si tratta quindi di materiali che rivestono un grandissimo interesse dal punto di vista archeologico (fig. 41), vista la compresenza di fotografie, piante e note su siti non sempre integralmente pubblicati che, a seguito anche di puntuali verifiche sul campo che l’Università di Milano si propone di effettuare in un prossimo futuro, permetteranno di ritrovare dati che si credevano perduti. Negli archivi sono inoltre conservati manoscritti e dattiloscritti di articoli, di cui solo alcuni poi pubblicati, numerosissimi estratti da riviste e articoli di giornali europei ed egiziani; una ventina di cassette con schede lessicografiche, topografiche, bibliografiche e relative a oggetti egizi provenienti da scavi o conservati in musei o collezioni private; 40 lotti di calchi di iscrizioni geroglifiche, di rilievi, di particolari di monumenti, realizzati su carta lucida, a matita o a china; piante topografiche e carte geografiche, manifesti pubblicitari, diplomi e attestati. Di particolare rilievo è l’imponente corrispondenza tra Varille e numerosi egittologi della prima metà del XX secolo. Da queste lettere, che si stanno attualmente ordinando, inventariando e scansendo in vista della loro pubblicazione, stanno emergendo notizie e riflessioni su scoperte effettuate in Egitto e su studi di ogni genere condotti in quel periodo su argomenti egittologici. Tra i corrispondenti si segnalano, a puro titolo di esempio, archeologi celebri come Petrie o Montet, ma anche Drioton, Posener, Baraize Chassinat, Kuentz e molti altri.
Gli archivi di Victor Loret
Quando Victor Loret (fig. 42) morì, nel 1946, il suo allievo prediletto Alexandre Varille ereditò la maggior parte dei suoi archivi, depositandoli nelle sue abitazioni di Lione e di Lourmarin de Provence. Una serie di lastre fotografiche di vetro rimase, con la biblioteca di Loret, all’Università di Lione, mentre altri materiali furono acquisiti dagli archivi dell’Institut de France, a Parigi. Si tratta di numerose note su fogli sparsi relative alla flora faraonica, uno degli interessi principali di Loret, due tomi manoscritti del Dictionnaire hiéroglyphique che non fu mai pubblicato, tredici quadernetti con note lessicografiche, tre con note varie, e tre infine relativi a viaggi di ispezione in vari siti e agli scavi nella Valle dei Re e a Saqqara, che completano i numerosi documenti sull’argomento conservati a Milano. In effetti, negli anni 1897-99, quando era Direttore Generale del Service des Antiquités egiziano, Loret effettuò importanti scoperte a Saqqara, e ancor più nella Valle dei Re. Studiò con grande cura la tomba, già nota, di Ramesse IX, di cui riprodusse ad acquerello scene e testi presenti sulle pareti (fig. 43, fig. 44), e quella di Amenhotep III (fig. 45), il cui regno lo interessava particolarmente, come prova un rapporto dettagliato sulla tomba ritrovato negli archivi, insieme con numerosi quaderni di note, disegni, fotografie, fac-simili relativi ai monumenti del sovrano e a testi, oggetti e personaggi del periodo. Trasmise poi l’interesse per questo sovrano a Varille, che continuò le ricerche del Maestro. Loret inoltre numerò, esplorò o scavò 16 nuove tombe, di cui solo alcune erano parzialmente note in precedenza. Il più importante ritrovamento effettuato negli archivi è stato quello del giornale di scavo (fig. 46), che si credeva perduto o mai realizzato, e di note, lettere, testi preparatori per lezioni o articoli, schizzi, fotografie, acquerelli relativi alle tombe di Thutmosi III (fig. 47) e di Amenhotep II. In quest’ultima, Loret ritrovò non solo la mummia del faraone titolare della tomba ancora all’interno del suo sarcofago, ma anche quelle di altre tredici persone: in una stanza chiusa sommariamente da blocchi di calcare (fig. 48), i faraoni Thutmosi IV (fig. 49), Amenhotep III, Merenptah, Sethi II, Siptah, Ramesse IV, V e VI, identificati da iscrizioni sulle bende o sui sarcofagi, e una donna sconosciuta, forse la regina Tawosret; all’interno di una barca deposta nell’anticamera, un uomo forse da identificarsi con il faraone Sethnakht (fig. 50); e infine, in una stanza annessa alla camera funeraria, una donna che alcuni studiosi hanno identificato con Tiye, moglie di Amenhotep III (fig. 51), deposta accanto ad altre due mummie anonime. Tutte queste mummie erano state riunite e nascoste nella tomba da funzionari agli inizi del I millennio a.C., al fine di proteggerle dai ladri che non avrebbero esitato a farle a pezzi. Sulla base dei documenti che sono stati ritrovati è ora possibile ricostruire con esattezza le tappe della scoperta, la localizzazione dei corpi e dei materiali che vi erano associati, nonché la disposizione di gran parte degli oltre 2.000 oggetti o frammenti rinvenuti nella tomba, che era, tuttavia, già stata visitata dai ladri nell’antichità. La pubblicazione di questo materiale, di grande rilevanza per l’archeologia egiziana, è stata recentemente effettuata con l’edizione del già citato volume di P. Piacentini e Ch. Orsenigo La Valle dei Re riscoperta. I giornali di scavo di Victor Loret (1898-1899) e altri inediti. Oltre agli scavi archeologici, che occuparono Loret per un periodo breve ma intensissimo della sua vita, questi si dedicò alla filologia e alla lessicografia, alla storia, alla botanica, alla zoologia, ma anche alla musica egiziana antica e moderna, come dimostrano le sue pubblicazioni e i numerosi documenti conservati nei suoi archivi. Oltre ai 139 libri e articoli editi, lasciò infatti numerosi lavori inediti e materiali destinati a studi che non poté portare a termine. Per quel che riguarda la zoologia, negli archivi sono stati ritrovati appunti e liste relativi a pesci e uccelli egiziani, oltre a calchi, disegni e note su altri animali, di cui da poco è stato ultimato l’inventario e lo studio dettagliato. Il ben noto interesse di Loret per la botanica è provato dal ritrovamento di numerosi appunti su alberi e piante egiziane, alcune delle quali erano state seccate e conservate all’interno dei quaderni. Questi ultimi materiali sono complementari a quelli conservati all’Institut de France. Lo stesso dicasi per le numerosissime schede lessicografiche, sistemate in ordine alfabetico all’interno di scatole o cartelle, che dimostrano una profonda conoscenza della lingua egizia. Negli archivi sono inoltre conservati molti quaderni contenenti copie di testi geroglifici tradotti e commentati, appunti su siti archeologici e oggetti nei musei, riflessioni sulla religione egizia e ancor più sulla musica e gli strumenti musicali, argomenti di cui Loret aveva una profonda conoscenza. Anche i giornali di viaggio sono molto interessanti, e resi di più piacevole lettura dalla presenza di schizzi e disegni. Alcuni di essi descrivono il primo viaggio di Loret in Egitto, nel 1881. Allo stesso anno risale un altro manoscritto importante, che contiene la descrizione particolareggiata degli oggetti del Museo di Boulaq, la prima raccolta di antichità egizie nel Paese. Molto utile è ugualmente il dossier relativo agli scavi condotti a Saqqara, nel 1897-99, in tombe dell’Antico e del Nuovo Regno, con informazioni dettagliate sullo svolgimento dei lavori e sugli oggetti rinvenuti, con piante in cui è riportata la loro localizzazione e con disegni che li riproducono. Negli archivi sono infine conservate oltre 250 lettere inviate al Professore, o da lui spedite. Tra i corrispondenti compaiono i suoi allievi, quali Varille o Montet, ma anche numerosi colleghi, come De Morgan, Schweinfurth, Ebers e Brugsch. Le lettere descrivono talvolta scavi in corso, come quelle di Montet relative a Tanis, oppure concernono ricerche sulla flora, come quelle di Schweinfurth, o ancora discussioni o domande sugli argomenti più svariati. Le lettere, i quaderni e i disegni di Loret ritrovati all’interno dell’archivio Varille costituiscono una delle scoperte più significative della storia dell’Egittologia degli ultimi decenni, e permetteranno il proseguimento e l’approfondimento degli studi da lui avviati sia sui siti archeologici egizi sia sui temi di Filologia, di Musicologia e di Scienze Naturali.
Fig. 1. Sala di lettura della Biblioteca di Egittologia, Università degli Studi di Milano. Fig. 2. Corte maggiore della sede centrale dell’Università degli Studi di Milano (già Spedale dei Poveri o Ca’ Granda, opera di Antonio Averlino detto il Filarete, XV sec.), nei cui locali è ospitata la Biblioteca di Egittologia. Fig. 3. J.F. Champollion, Grammaire égyptienne, ou principes généraux de l’écriture sacrée égyptienne, Paris 1836-1841. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Fondo Achille Vogliano. Fig. 4. La prima pianta della Valle dei Re. Da: R. Pococke, A description of the East and Some others Countries, London 1743. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia (proprietà Associazione Per-megiat, in deposito). Fig. 5. Il tempio di Ramesse II ad Abu Simbel. Fotografia di Henri Béchard, attivo fra il 1869 e il 1880. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Fototeca. Fig. 6. Il tempio di Karnak: al centro, l’obelisco di Thutmosi I e la grande sala ipostila. Fotografia di Henri Béchard, attivo fra il 1869 e il 1880. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Fototeca. Fig. 7. Il tempio di Sobek e Haroeris a Kom Ombo. Fotografia di Henri Béchard, attivo fra il 1869 e il 1880. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Fototeca. Fig. 8. Vista panoramica della seconda cateratta del Nilo, presso Wadi Halfa. Fotografia di Félix Bonfils, attivo fra il 1867 e il 1881. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Fototeca. Fig. 9. Alcuni dei raccoglitori a tasche contenenti stampe e nagativi di piccolo e medio formato (anni ’30-’40 del XX sec.). Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 10.La Valle dei Re nel 1922, poco dopo la scoperta della tomba di Tutankhamon. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 11. Camera del sarcofago della tomba di Ay ancora ingombra di detriti. Tebe Ovest, Valle dell’Ovest. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 12. Howard Carter assiste allo sgombero degli oggetti appartenenti al corredo funerario della tomba di Tutankhamon. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 13. Operai addetti al trasporto delle casse contenenti gli oggetti del corredo funerario della tomba di Tutankhamon. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 14. Mummia del defunto preparata da Anubi sul letto funebre, dalla tomba di Sennedjem (XIX din.) a Deir el-Medina (Tebe Ovest). Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 15. Il defunto, sua moglie e sua madre al cospetto della dea del sicomoro, dalla tomba del primo profeta Userhet (XIX din., regno di Seti I) a Sheikh ‘Abd el-Qurna (Tebe Ovest). Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 16. Scena di offerta e purificazione, dalla tomba del primo profeta Userhet (XIX din., regno di Seti I) a Sheikh ‘Abd el-Qurna (Tebe Ovest). Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 17. La moglie e la madre del defunto accompagnate dai loro ba, particolare dalla tomba del primo profeta Userhet (XIX din., regno di Seti I) a Sheikh ‘Abd el-Qurna (Tebe Ovest). Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 18. Portatore di offerte, particolare dalla tomba del vizir Ramose (XVIII din., regno di Amenhotep IV/Akhenaton) a Sheikh ‘Abd el-Qurna (Tebe Ovest). Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 19. Portatore di offerte, particolare dalla tomba del vizir Ramose (XVIII din., regno di Amenhotep IV/Akhenaton) a Sheikh ‘Abd el-Qurna (Tebe Ovest). Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 20. Lamentatrici che accompagnano il corteo funebre, particolare dalla tomba del vizir Ramose (XVIII din., regno di Amenhotep IV/Akhenaton) a Sheikh ‘Abd el-Qurna (Tebe Ovest). Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 21. Scena di uccellagione e pesca, dalla tomba del funzionario Menna (XVIII din.) a Sheikh ‘Abd el-Qurna (Tebe Ovest). Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 22. Scena di pesca, pellegrinaggio ad Abido e offerte alla mummia del defunto, dalla tomba del funzionario Menna (XVIII din.) a Sheikh ‘Abd el-Qurna (Tebe Ovest). Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 23. Scena di psicostasia al cospetto di Osiride, dalla tomba del funzionario Menna (XVIII din.) a Sheikh ‘Abd el-Qurna (Tebe Ovest). Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 24. Corridoio principale della tomba del funzionario Menna (XVIII din.) a Sheikh ‘Abd el-Qurna (Tebe Ovest). Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 25. Parete con scene di offerte e rituali funebri, dalla tomba del sacerdote Pairi (XVIII din., regno di Amenhotep III) a Sheikh ‘Abd el-Qurna (Tebe Ovest). Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 26. Alcune delle lastre fotografiche in vetro impressionate con gelatina al bromuro d’argento (anni ’30-’40 del XX sec.). Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 27. Elmar Edel (12 marzo 1914-25 aprile 1997). Fig. 28. Tempio di Horus a Edfu. Tavola da: Description de l’Égypte…, Paris 1821-1829. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Fondo Elmar Edel. Fig. 29. Vista panoramica dell’isola di File con il chiosco di Traiano e il tempio di Iside. Tavola da: Description de l’Égypte…, Paris 1821-1829. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Fondo Elmar Edel. Fig. 30. Colossi del tempio funerario di Amenhotep III, noti come Colossi di Memnone. Tavola da: Description de l’Égypte…, Paris 1821-1829. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Fondo Elmar Edel. Fig. 31. Pilone di ingresso al tempio di Luxor. Tavola da: Description de l’Égypte…, Paris 1821-1829. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Fondo Elmar Edel. Fig. 32. Le piramidi di Giza (da sinistra a destra: Micerino, Chefren, Cheope). Tavola da: Description de l’Égypte…, Paris 1821-1829. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Fondo Elmar Edel. Fig. 33. Giza, la Sfinge e la piramide di Chefren. Tavola da: Description de l’Égypte…, Paris 1821-1829. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Fondo Elmar Edel. Fig. 34. Giza, piramide di Cheope: la Grande Galleria.Tavola da: Description de l’Égypte…, Paris 1821-1829. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Fondo Elmar Edel. Fig. 35. Copia di rilievo dal tempio di Seti I ad Abido. Da: A.H. Gardiner, The Temple of King Sethos I at Abydos, London-Chicago 1933-1958. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Fondo Elmar Edel. Fig. 36. Alexandre Varille (12 marzo 1909-I novembre 1951). Fig. 37. W.M.F. Petrie, Medum, London 1892. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Fondo Alexandre Varille (proprietà privata in deposito). Fig. 38. Copia di pittura dalla tomba di Seti I. Da: G.B. Belzoni, Narrative of the Operations and Recent Discoveries within the Pyramids, Temples, Tombs, and Excavations, in Egypt and Nubia…, London 1820. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Fondo Alexandre Varille (proprietà privata in deposito). Fig. 39. Copia di iscrizioni e raffigurazioni dalla tomba di Seti I. Da: G.B. Belzoni, Narrative of the Operations and Recent Discoveries within the Pyramids, Temples, Tombs, and Excavations, in Egypt and Nubia…, London 1820. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Fondo Alexandre Varille (proprietà privata in deposito). Fig. 40. Copia della raffigurazione di un arpista nella tomba di Ramesse III effettuata nel 1769. Da: J. Bruce, Travels to Discover the Source of the Nile, Edinburgh 1802². Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Fondo Alexandre Varille (proprietà privata in deposito). Fig. 41. Riproduzione di una pittura dal tempio funerario dell’alto funzionario Amenhotep figlio di Hapu (XVIII din., regno di Amenhotep III) a Qurnet Mura‘i (Tebe Ovest). Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Alexandre Varille. Fig. 42.Victor Loret (I settembre 1859-3 febbraio 1946). Fig. 43. Acquerello di Victor Loret che riproduce un particolare dalla tomba di Ramesse IX nella Valle dei Re. Databile tra 1883 e 1899. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Victor Loret. Fig. 44. Acquerello di Victor Loret che riproduce un particolare dalla tomba di Ramesse IX nella Valle dei Re. Databile tra 1883 e 1899. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Victor Loret. Fig. 45. Acquerello di Victor Loret che riproduce un particolare dalla tomba di Amenhotep III nella Valle dei Re. Databile tra 1883 e 1899. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Victor Loret. Fig. 46. Pagina dal giornale di scavo di Victor Loret nella tomba di Amenhotep II, nota come il secondo nascondiglio delle mummie reali (28 marzo 1898). Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Victor Loret. Fig. 47. Raffigurazione dalla silloge funeraria detta Libro dell’Amduat, parete nell’anticamera della tomba di Thutmosi III nella Valle dei Re (1898). Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Victor Loret. Fig. 48. Muretto che sigillava l’ingresso alla stanza contenente nove mummie reali nella tomba di Amenhotep II (1898). Tebe Ovest, Valle dei Re. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Victor Loret. Fig. 49. Sarcofago che conteneva la mummia di Thutmosi IV, rinvenuto nella tomba di Amenhotep II, nota come il secondo nascondiglio delle mummie reali (1898). Tebe Ovest, Valle dei Re. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Victor Loret. Fig. 50. Mummia ritrovata da Victor Loret nell’anticamera della tomba di Amenhotep II, nota come il secondo nascondiglio delle mummie reali (1898). Il corpo si trovava all’interno di un modello di barca ed è forse attribuibile al faraone Sethnakht. Tebe Ovest, Valle dei Re. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Victor Loret. Fig. 51. Mummia della cosiddetta “donna anziana”, ritrovata da Victor Loret nella tomba di Amenhotep II (1898). Forse identificabile con la regina Tiye, moglie di Amenhotep III. Tebe Ovest, Valle dei Re. Università degli Studi di Milano, Biblioteca di Egittologia, Archivi Victor Loret.
|